| Giuseppe Pulina, L’angelo di Husserl. Introduzione a Edith Stein, Editrice Zona, Arezzo 2008, pp. 125.
L’interesse per Edith Stein come forte pensatrice nella linea fenomenologica di E. Husserl (che ella seguì con la dedizione e la fedeltà di un “angelo”) va sempre più dilatandosi. Giustamente il Pulina afferma che ella è assai più che un’icona del cattolicesimo e la sua vita e il suo pensiero possono dire molto all’uomo d’oggi. Questo professore di Sassari propone felicemente in poche pagine succose una introduzione che è già una sintesi di alcuni punti-cardine dell’opera della Stein.
Innanzitutto presenta questa donna straordinaria («ebrea, filosofa, religiosa, martire», secondo la definizione stringata di Giovanni Paolo II), tracciandone la biografia di filosofa dalla mente di ebrea e dal cuore di credente. Studia poi la definizione e gli ambiti della ricerca filosofica della Stein, che non manca di porsi la domanda sul rapporto tra fede e ragione. Bene impostato è il terzo capitolo di Pulina, che mostra quanto la Stein non rifiutava affatto una philosophia perennis, intesa non come un sistema chiuso, ma continuamente sottoposto alla ricerca e quindi alla modernità.
Così si delinea il profilo del filosofo ideale secondo la Stein, che personalmente accetta la sfida di confrontarsi con i grandi Maestri dell’antichità greca e del medioevo cristiano, interessandosi anche a un Dionigi Areopagita e a un Giovanni della Croce, per trovarsi abbastanza vicina al tentativo di una rinascita della filosofia cristiana moderna. Squisitamente metafisica, la Stein affonda lo sguardo sul senso dell’essere (Essere finito ed Essere eterno è il suo capolavoro), al seguito di Aristotele e di Tommaso d’Aquino e ben lontana dalle tesi di Heidegger, suo compagno di studi a Gottinga e assai scettico sulla comprensibilità dell’essere.
Nel capitolo intitolato «Lo sguardo della trascendenza» il Pulina tocca il tema, tipico di Husserl e, con marcate differenze, di E. Stein, della empatia (Einfühlung), che è non tanto un concetto filosofico, quanto un’esperienza profonda della persona di fronte all’essere concreto, tra l’Io e la realtà. Riferendosi allo studio Scientia crucis, che E. Stein compose alla vigilia della sua deportazione nel lager di Auschwitz, Pulina dedica alcune pagine chiare e interessanti al tema della scienza e della mistica della croce secondo questa martire carmelitana.
Non trascura poi di riprendere uno dei punti più cari e centrali degli studi pedagogici e politici della Stein, ossia il posto della donna nel mondo. Quasi inaspettato e certo sorprendente è l’ultimo capitoletto su «Angeli e uomini», che illustra l’interesse della Stein per un tema che secondo lei non può essere limitato al solo pensiero medievale. Senza dubbio riescono utili i repertori bibliografici con cui il Pulina chiude il suo lavoro.
Rodolfo Girardello
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